“La danza mi ha permesso di rinascere.
Il movimento è diventato il mio linguaggio di libertà, dove le parole non avevano più posto.”

Intervista condotta da Fabio, per il progetto TRANScenDANCE (Francia, 2025)

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Introduzione

Nell’ambito del progetto TRANScenDANCE, diamo voce a persone transgender e/o non binarie per far luce sulle loro esperienze negli spazi artistici e performativi. L’obiettivo è rendere questi ambienti più inclusivi, accoglienti e rappresentativi della diversità delle identità di genere.

In questa intervista, condotta da Fabio, incontriamo Élisea, una giovane donna trans di 23 anni, ballerina formatasi al Conservatorio Nazionale di Danza di Parigi. Élisea condivide il suo percorso, le sue sfide, le sue delusioni ma anche le sue speranze e le sue riflessioni sul ruolo del corpo e dell’identità nell’arte e nella società. La sua testimonianza evidenzia la realtà delle traiettorie trans negli ambienti culturali e non solo.

Percorso e primi passi nella danza

[00:00:15] Fabio

Per iniziare, potresti presentarti e dirci un po’ chi sei?

[00:00:20] Élisea

Mi chiamo Élisea, ho quasi 23 anni. Sono cresciuta a Lione e a 16 anni mi sono trasferita a Parigi per entrare al Conservatorio Nazionale Superiore di Danza. È stata una tappa decisiva della mia vita, che ha plasmato il mio percorso artistico ma anche personale.

[00:01:00] Élisea

Non provengo da una famiglia che potesse sostenermi economicamente. Fin dal mio arrivo, ho dovuto lavorare: cameriera, cassiera, babysitter… Ho imparato molto presto cosa significa la precarietà. Conciliare questi lavori con la formazione intensiva del Conservatorio era estremamente difficile. Molto presto, ho sentito la pressione della produttività: bisognava sempre dare di più, esibirsi e andare avanti nonostante la stanchezza.

[00:02:10] Élisea

Durante il mio secondo anno al Conservatorio, ho deciso di iniziare la mia transizione. Questo ha cambiato tutto: il mio rapporto con me stessa, con il mio corpo, e il modo in cui gli altri mi guardavano.

[00:03:00] Élisea

Un anno dopo aver terminato gli studi, ho scelto di non proseguire con il master. Avevo bisogno di tempo per me – per riflettere sul mio percorso e anche per guarire da alcune ferite.

[00:03:40] Élisea

Sono stata anche profondamente delusa dal mondo della danza. Ho visto violenza, silenzi e un’ossessione per il rendimento. Credevo che sarebbe stato uno spazio di emancipazione, ma era un sistema competitivo che mi soffocava.–

Transizione e identità

[00:05:00] Fabio

Quando parli della tua transizione, quali sono stati i momenti più significativi?

[00:05:10] Élisea

Ciò che mi ha colpito di più è quanto cambi il tuo rapporto con il mondo. Spesso si presenta la transizione come qualcosa di personale, ma in realtà, essa ridefinisce anche il tuo rapporto con gli altri, con le istituzioni, con la società nel suo complesso.

[00:06:40] Élisea

Essere la prima persona trans dichiarata al Conservatorio significava essere costantemente sotto i riflettori. Invece di proteggermi, mi è stato detto che spettava a me “dare tempo agli altri” per abituarsi. Come se fossi io a dover assorbire gli errori e le aggressioni. Non mi sono mai sentita protetta – né dai miei insegnanti, né dall’istituzione.

[00:07:30] Élisea

E nonostante tutto questo, la mia famiglia è sempre stata lì per me. Ho avuto la fortuna immensa di essere sostenuta in ogni fase. È quello che mi ha permesso di continuare e di non crollare.

Sfide e Resilienza

[00:12:30] Fabio

Quali sono state le sfide più grandi nel tuo percorso?

[00:12:45] Élisea

Innanzitutto, l’isolamento. Mi sentivo molto sola al Conservatorio.

[00:13:20] Élisea

Poi la precarietà: pagare l’affitto, finanziare la mia transizione, lavorare da portare avanti… Mi sentivo schiacciata da questa logica di produttività permanente.

[00:15:10] Élisea

E poi il mondo della danza in sé. Pensavo di trovarvi apertura, ma ho trovato indifferenza, a volte rifiuto. Non era un mondo fatto per proteggermi.

[00:19:10] Élisea

Non ho abbandonato la danza, ma ho scelto di cercare spazi più dolci, più collettivi, dove il corpo potesse esistere al di fuori della sofferenza e della competizione.

Rapporto con il Corpo e con la Danza

[00:25:00] Fabio

Che ruolo ha avuto la danza nel tuo rapporto con il tuo corpo?

[00:25:15] Élisea

La danza è sempre stata il mio primo linguaggio. Ma prima della mia transizione, vivevo il mio corpo come un vincolo, un ostacolo.

[00:26:50] Élisea

Con la mia transizione, ho dovuto reimparare a danzare. Ho voluto che la danza diventasse un luogo di riconciliazione. Oggi, danzare è un modo di celebrare chi sono, non di nasconderlo.

[00:28:40] Élisea

Quando danzo, dico: “Ecco chi sono”. È vulnerabilità, ma è anche libertà.

Micro e Macro-Violenze nelle Istituzioni

[00:32:00] Fabio

Puoi parlarci delle violenze che hai subito nel tuo percorso?

[00:32:15] Élisea

Ce ne sono state molte.

  • Un giorno, durante una prova costumi, la costumista si ostinava a non volermi creare un costume da donna. Davanti alle sue cinque assistenti e a me, che ero in slip, misurava parti del mio corpo dicendomi che quelle non erano misure da donna. Dalle spalle alle caviglie! Nessuno nell’atelier ha reagito!
  • Al Conservatorio, sono stata anche costretta a ballare ruoli maschili, come in Le Baiser di Thomas Lebrun. Ho detto di no, ma mi è stato risposto che era così.
  • Alcune attività erano separate tra ragazze e ragazzi. Ogni volta, era una forma di violenza: dovevo continuamente giustificare il mio posto.
  • Durante un esame, sono stata chiamata con il mio nome di battesimo (deadname) e fatta oggetto di misgendering davanti a tutto il pubblico. È stata un’umiliazione terribile, e nessuno si è mai scusato.

[00:35:20] Élisea

Non sono mai stata protetta dall’istituzione. Né dai miei insegnanti, né dall’amministrazione. Al contrario, mi si diceva che era mio compito sopportare le goffaggini e aspettare che gli altri si abituassero.

[00:36:30] Élisea

E poi, più tardi, in un altro contesto professionale, ho anche sentito una competitività esacerbata tra donne. Alcune colleghe mi hanno espressamente chiesto di non avere caratteristiche sessuali “più femminili” delle loro. Come se la mia femminilità dovesse essere limitata per non disturbarle. Era umiliante, e mi ha isolato ancora di più.

Sguardi sulla Società

[01:05:00] Fabio

Come vedi il posto delle persone trans nella società oggi?

[01:05:15] Élisea

Ci sono dei progressi, degli spazi che si aprono. Ma c’è anche ancora moltissima violenza, spesso banalizzata. Essere trans oggi significa essere sempre esposte.

[01:10:00] Élisea

Troppo spesso siamo ridotte alla nostra transizione. Ma siamo persone complete, con storie, con talenti. Sì, sono una donna trans, ma sono anche una ballerina, una lavoratrice, un’amica.

Messaggi e Conclusione

[01:20:00] Fabio

Che messaggio vorresti trasmettere ai giovani trans?

[01:20:15] Élisea

Che non esiste un solo modo di vivere la propria transizione. Ognuna inventa il suo percorso. Sì, è difficile, ma non siamo mai sole.

[01:22:10] Élisea

E voglio anche dire che abbiamo il diritto di essere felici. Le nostre vite non devono essere definite solo dalla sofferenza. C’è anche gioia, orgoglio e bellezza.

[01:24:45] Élisea

Grazie.

Nota editoriale

Questa intervista è stata condotta e scritta da Fabio per il progetto TRANScenDANCE, co-finanziato dal Programma Erasmus+ dell’Unione Europea.

Attraverso la voce di Élisea — la prima donna apertamente trans del suo Conservatorio — questa conversazione esplora il potere del corpo come spazio di resistenza, creazione e riappropriazione di sé.

La sua testimonianza rivela la forza necessaria per esistere all’interno delle istituzioni artistiche, per trasformare il dolore in movimento e l’emarginazione in luce.

Una storia vitale che ci ricorda come la danza possa diventare un atto di sopravvivenza e libertà.

Fabio, per il progetto TRANScenDANCE
© Progetto TRANScenDANCE – Erasmus+ 2025